Castello di Monteluco a Lecchi

Dove si trova

Il Castello domina il borgo di Lecchi, nel comune di Gaiole in Chianti. Da Gaiole, si percorre la SP408 in direzione Siena per circa 9 chilometri, quindi si svolta a destra al bivio per San Sano/Lecchi. Si prosegue fino al paese di Lecchi in Chianti, da dove una stretta strada carrabile di circa 400 metri conduce direttamente al castello.

La storia

Il Castello di Monteluco a Lecchi domina il paesaggio del Chianti senese da un’altura di circa 510 metri, in posizione strategica tra la Val d’Arbia e le colline circostanti. Più che una residenza signorile, fu concepito fin dalle origini come un vero e proprio avamposto militare. Dalla sua posizione dominante, il castello controllava visivamente un ampio tratto di territorio, dalle direttrici della Val d’Arbia fino alle colline del Chianti, permettendo di monitorare movimenti di truppe e comunicazioni lungo un confine per secoli instabile e conteso.

Architettura e struttura

Ancora oggi il complesso conserva il suo impianto difensivo originario, a pianta rettangolare orientata lungo l’asse nord-sud, interamente costruito in pietra alberese del Chianti, dal tipico colore bianco-avorio e con tessitura irregolare a sacco. L’elemento più evidente è il poderoso torrione, esterno al recinto, posto a difesa del lato nord, il più esposto, e caratterizzato da numerose aperture difensive.

A questo si affianca la struttura principale, una compatta fortificazione che racchiude un cortile interno, al quale si accede attraverso una porta impreziosita da un elegante arco a tutto sesto con ghiera bicroma in pietra e laterizio, aperta al centro della cortina muraria meridionale, realizzata intorno all’inizio del Seicento dopo le guerre aragonesi e le dispute tra Firenze e Siena. All’interno si conserva un suggestivo pozzo.

L’apertura originaria è quella oggi murata sul lato nord, rivolta verso il torrione esterno, con arco composto da conci radiali ben lavorati e sormontata da tre beccatelli in pietra. Venne chiusa a metà degli anni ’60 perché pericolante, quando alle famiglie che abitavano nel fortilizio — in condizioni precarie e come mezzadri dei Ricasoli di Meleto — fu data l’opportunità di trasferirsi nelle nuove case popolari costruite nel sottostante paese di Lecchi.

All’angolo sud-est sono ancora visibili i resti sporgenti di beccatelli in pietra, probabilmente parte di antichi camminamenti o di sistemi di difesa avanzata, come le bertesche lignee. Sul lato opposto si trova il cosiddetto “cassero”, edificio destinato al comandante della guarnigione, massiccio elemento tipico dell’architettura militare medievale, oggi scapitozzato all'altezza delle mura.

L’intero complesso era originariamente circondato da una cinta muraria alta e robusta, di cui oggi si conservano ampi tratti: ben evidente è la primitiva scarpatura in pietra lungo il fronte orientale, insieme a numerose feritoie a bocca di lupo, successivamente adattate ad archibugiere, che contribuiscono a definire l’aspetto severo e compatto dell’insediamento.

Dopo un lungo periodo di abbandono, il complesso è stato recuperato in epoca recente e oggi si presenta in ottime condizioni, suddiviso in abitazioni private e strutture ricettive, pur mantenendo intatto il suo carattere austero e fortificato.

Storia

Il toponimo “Monteluco” deriva dal latino montem (monte) e ilicem (leccio), a indicare sia la posizione elevata sia la presenza storica di boschi di leccio, ancora oggi parte integrante del paesaggio.

Le origini del sito risalgono all’epoca etrusca, con un primo insediamento ai piedi della collina nel III secolo a.C., successivamente ampliato dai Romani con nuove strutture sulla sommità. La costruzione della vera e propria fortificazione avvenne però dopo l’anno Mille: il luogo è citato già nel 998 come curtis, quando il marchese Ugo di Toscana lo donò alla Badia di San Michele a Marturi, attualmente Villa di Marturi, vicino Poggibonsi.

Nel corso del Medioevo Monteluco assunse un ruolo strategico di primo piano nel sistema difensivo del Chianti, trovandosi lungo il confine conteso tra Firenze e Siena. Già agli inizi del XIII secolo fu utilizzato come base militare nelle operazioni fiorentine contro Siena, insieme ad altri castelli della zona. In questi anni il sito fu coinvolto nelle vicende legate al nobile senese Guarnellotto de’ Mezzolombardi, protagonista di alleanze e contrasti tra le due città, fino al definitivo consolidamento del controllo fiorentino.

Nel 1240 il castello passò ai Ricasoli da Cacchiano, potente famiglia destinata a mantenere un ruolo centrale nel territorio. Durante le guerre tra guelfi e ghibellini e nelle successive campagne militari, Monteluco continuò a essere un presidio strategico, resistendo a vari attacchi e partecipando al sistema difensivo della Lega del Chianti.

I danni più gravi si verificarono tra Quattrocento e Cinquecento, quando le invasioni delle truppe aragonesi e spagnole devastarono il territorio: nel 1478 l’area fu occupata dalle forze alleate di Siena e Napoli, mentre nel 1530, durante la guerra per la restaurazione medicea, il castello venne incendiato e gravemente compromesso.

Le Istorie Fiorentine

Il castello di Monteluco è presente anche nelle Istorie Fiorentine di Giovanni Cavalcanti, opera composta da 14 libri di resoconti storici. I fatti narrati coprono il periodo tra il 1423 e il 1440, agli inizi dell’epoca medicea.

In quegli anni il proprietario di Monteluco era Egidio da Ricasoli, figura controversa che, tra debiti e contrasti familiari, rischiava l’arresto e la confisca dei beni da parte di Firenze. Per evitare il carcere tentò di vendere segretamente il castello ai Senesi in cambio di 3000 fiorini.

Secondo il racconto del Cavalcanti, Egidio aveva preso sotto la sua protezione un giovane del luogo, Ungheretto. Quando il ragazzo si innamorò della stessa donna frequentata da Egidio, i rapporti si incrinarono. Incaricato di portare a Siena i documenti dell’accordo, il giovane intuì il tradimento e tentò di fuggire verso Firenze, ma venne raggiunto, ingannato e ucciso dallo stesso Egidio all’interno del castello.

Egidio venne successivamente arrestato ma, grazie al peso della sua famiglia, riuscì dopo alcuni anni a riottenere la libertà.