Monastero di S. Salvatore di Giugnano - La Cripta

Foto di Fabio Coralli


I ruderi del monastero di Giugnano sono localizzati in un’area corrispondente alla valle del torrente Bai, a mstrada Roccastrada e Montemassi, sopra un affioramento roccioso di trachite situato a 115 metri s.l.m. Da Roccastrada si segue la SP21 "del Terzo" per circa 6 km, giunti in loc. Bettarello si segue la prima strada sulla destra seguendo indicazioni per gli Agriturismi "Il Bettarello" e "San Guglielmo" [http://www.agrisanguglielmo.it/] e Cave di Gesso (il cartello per Giugnano è poco evidente). Dopo circa 100 metri sulla sinistra trovate il primo Agriturismo "San Guglielmo", la cripta è all'interno di questa proprietà (e non è segnalata).


» Dove si trova la Cripta di Giugnano

Del monastero, monumento di grandissimo interesse nel panorama dell’architettura monastica medievale in Toscana, si conservano soltanto la cripta e poche tracce della soprastante aula capitolare. La ricostruzione degli eventi storici inerenti questo importante cenobio non è semplice data l'esiguità dei documenti a disposizione. La prima citazione di un monastero dell’ordine Benedettino a Giugnano è del 1075. Questo periodo, in base alle analogie stilistiche con il complesso di San Salvatore al monte Amiata e con la non lontana pieve di Caminino, può essere considerato anche quello della sua fondazione.

Agli inizi del XIII° secolo il monastero passa sotto il controllo dei monaci Cistercensi di San Galgano a Monte Siepi, periodo nel quale il complesso viene trasformato in grancia. In seguito subentrarono gli eremiti dell’ordine Agostiniano. A questi ultimi è stata storicamente attribuita la costruzione di una nuova aula di culto, situata poche decine di metri ad est della cripta. Le citazioni di Giugnano nei secoli successivi fanno riferimento più alle numerose miniere sfruttate dal comune di Siena che al complesso monastico.

La cripta, interrata per circa tre metri, ha pianta rettangolare orientata est-ovest, chiusa da un’abside circolare. Lo spazio interno è suddiviso in tre navate da quattro colonne, che fungono inoltre da sostegno per le volte di copertura dell’ambiente. Queste ultime furono edificate tramite la posa in opera di bozze di galestro di piccole dimensioni legate da abbondanti letti di malta, soluzione ideale anche per la realizzazione delle superfici curvilinee delle volte e dei piccoli archi che coronano le nicchie della parete occidentale.

La tessitura muraria dei lati perimetrali si caratterizza per la regolare posa in opera di conci di trachite misti a pochi altri in galestro. La parete occidentale, rettilinea, è impreziosita da tre nicchie a fondo circolare. Resti di intonaco lascerebbero supporre la presenza di intonaci dipinti. Le volte di copertura dell’ambiente sono raccordate ai muri perimetrali attraverso mensole modanate con motivo ‘a soffietto’, scolpito su due lati per i supporti angolari e su tre per gli altri, le cui dimensioni variabili evidenziano come gli scalpellini non utilizzarono modelli o sagome per la loro realizzazione.

Al centro della sala il sistema voltato poggia invece su due coppie di colonne monolitiche, a sezione circolare le occidentali ed ottagonale le orientali, realizzate queste ultime in un calcare compatto e rivestite da uno strato di intonaco lisciato.

Il ricco ed elaborato apparato decorativo (con motivi vegetali, animali e geometrici) riprodotto nella scultura dei capitelli in trachite, tutti diversi tra loro, è accomunato da una cura estrema per il dettaglio, che rende probabilmente il gruppo di Giugnano la manifestazione più elevata di scultura medievale su pietra riolitica giunta sino ad oggi a noi.

È plausibile pertanto pensare all'impiego di un gruppo di maestranze dotate di un bagaglio culturale e di specializzazioni superiori alla media per un cantiere ecclesiastico legato ad una committenza facoltosa.

L'Aula Gotica della metà del XIV° secolo, conservata allo stato di rudere a poche decine di metri ad est della cripta, è attribuita agli Agostiniani di Santa Lucia di Val di Rosia e di Sant’Antonio dell’Ardenghesca. La struttura ha pianta rettangolare orientata in senso nord-sud, si conserva il muro perimetrale nord e parte di quello orientale. Una monofora strombata di grandi dimensioni è situata nel muro orientale, con arco acuto composto da un archivolto monolitico. I resti di uno stipite a poca distanza dalla finestra si riferivano ad uno degli originari accessi all’ambiente. Nel muro perimetrale rivolto a nord una finestra tipologicamente diversa è coronata da un arco a sesto molto ribassato.

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